
Mangi una porzione normale. Non un pranzo di Natale, una porzione normale. E dopo mezz'ora sei lì, con lo stomaco che sembra pieno di cemento e nessuna voglia di fare niente.
Oppure il problema è l'opposto: ti siedi a tavola e non hai fame. Guardi il piatto, spilluzzichi, ti alzi. E poi alle cinque del pomeriggio ti ritrovi davanti all'armadietto dei biscotti.
In tutti e due i casi c'è una pianta che la tradizione erboristica europea usa da secoli. È la più amara che ci sia in circolazione, tanto che il suo nome è diventato sinonimo di amarezza. E qui arriva il punto: quasi tutti la prendono nel momento sbagliato della giornata. Te lo spiego fra due minuti, con l'orologio alla mano.
Prima però lasciami raccontare cosa fa, perché se capisci il meccanismo il momento giusto lo indovini da solo.
Sto parlando dell'assenzio maggiore, in botanica Artemisia absinthium. La sua storia è vecchia e molto meno romanzata di quanto si racconti: era una delle piante amare dell'erboristeria greco-romana, poi medievale, poi rinascimentale.
Foglie grigio-argento, odore intensissimo, sapore che non dimentichi. Nella tradizione veniva impiegato come tonico amaro, per stimolare l'appetito e per accompagnare le digestioni lente, anche da chi doveva rimettersi in forze e ritrovare la voglia di mangiare. La tradizione popolare gli attribuiva anche un uso contro gli ospiti indesiderati dell'intestino, e lo usava all'esterno per i muscoli indolenziti.
Il meccanismo, spiegato senza paroloni: l'amaro non è un difetto del prodotto, è la funzione. Quando la lingua percepisce quel sapore, l'apparato digerente riceve un segnale, come se qualcuno bussasse alla porta prima di entrare. Stomaco e fegato si preparano al lavoro. Ecco perché nella tradizione l'assenzio è classificato fra i tonici amari e non fra le piante rilassanti.
Da qui capisci già dove voglio arrivare. Se l'amaro serve ad avvisare che sta arrivando il cibo, avvisarlo a pasto finito ha poco senso.

Ecco l'errore più comune. La gente compra l'assenzio, si alza da tavola appesantita e allora prende le gocce. Come si fa con un digestivo dopo cena. Solo che l'assenzio non è un digestivo da fine pasto: lavora prima, nel senso letterale della parola apre.
Il momento tradizionale è 15-20 minuti prima di sederti a tavola. Metti le gocce in un bicchiere d'acqua, bevi, e poi vai a preparare la tavola o a finire quella mail. Quando ti siedi, il lavoro è già stato fatto.
Se il tuo problema è l'appetito che non arriva, fai così prima di pranzo e prima di cena. Se il tuo problema è la digestione lenta, prova prima del pasto più pesante della tua giornata, quello che sai già che ti metterà ko. Per molte persone è la cena.
E l'acqua? Non è un dettaglio. Le 40 gocce vanno diluite in un bicchiere pieno, non prese pure. Primo perché l'assenzio da solo è davvero durissimo da mandare giù. Secondo perché diluito il sapore amaro resta in bocca qualche secondo in più, e quei secondi sono esattamente quello che ti serve. Non zuccherare e non coprire il sapore: coprire l'amaro significa buttare via il motivo per cui lo stai prendendo.
I numeri sono semplici. 40 gocce, cioè 2 ml, diluite in un bicchiere d'acqua, da una a tre volte al giorno. Il massimo giornaliero è 120 gocce, oltre non si va. In 40 gocce ci sono 200 mg di assenzio maggiore.
Se sei alla prima volta parti da una sola assunzione al giorno, quella prima del pasto che ti dà più problemi. Dopo qualche giorno, se ti trovi bene e ti serve, sali a due. Tre volte al giorno è il tetto massimo, non il punto di partenza.
La tintura madre di assenzio Naturalma esiste in quattro formati: 60 ml, 120 ml, 200 ml e 500 ml. La differenza non è la formula, è quanti giorni ti dura. Con una dose da 2 ml al giorno, il flacone da 60 ml copre circa un mese. Il 120 ml arriva a due mesi con una dose, o a un mese scarso se ne prendi due al giorno. Il 200 ml e il 500 ml hanno senso se in casa siete in due o se hai già capito che è una pianta che vuoi tenere nell'armadietto tutto l'anno. C'è anche la versione da 4 fl oz, che sono sempre 120 ml, pensata per il mercato estero.
Il mio consiglio da amica: la prima volta prendi il 60 ml. L'assenzio è amarissimo e non piace a tutti. Meglio scoprirlo con un flacone piccolo che con mezzo litro sul ripiano.
Per quanto tempo? La tradizione lo usa a cicli, non tutto l'anno. Tre o quattro settimane, poi una pausa di una decina di giorni. Se dopo il primo ciclo la digestione è ancora sempre la stessa, non insistere aumentando le gocce: parlane con il tuo medico, perché potrebbe esserci altro da guardare.

Parto dalla cosa che devi sapere subito. Quasi tutte le tinture madri Naturalma sono analcoliche, ed è il motivo per cui le può prendere anche chi l'alcol lo evita. L'assenzio è una delle eccezioni: questa formulazione contiene alcol. Per questo, e per la natura della pianta, sull'etichetta c'è scritto nero su bianco riservato agli adulti.
Quindi: niente bambini, e niente assenzio in gravidanza e durante l'allattamento. Su questo non c'è margine di interpretazione, è una controindicazione da etichetta.
È sconsigliato anche a chi ha allergie crociate note, in particolare alle piante della famiglia delle Asteraceae: se sai già di reagire a camomilla, arnica, tarassaco o ambrosia, questa non fa per te. E non va utilizzato se hai problemi al fegato o alla cistifellea. In quel caso la scelta non la fai tu su internet, la fai insieme al tuo medico.
Ultima cosa, il buon senso. Se stai prendendo farmaci, se hai una terapia in corso o se semplicemente hai un dubbio, chiedi prima. Come dico sempre, io non sono un medico: le gocce accompagnano il benessere quotidiano, non sostituiscono nessuno.
Ora dimmi una cosa tu. Sei del gruppo stomaco pesante o del gruppo non ho mai fame? Scrivimelo, perché in base alla risposta il momento della giornata cambia, e mi piace capire come vi trovate. Ti ricordo come sempre che il prodotto lo trovi qui sotto, nel banner. Ciao e grazie!
40 gocce, cioè 2 ml, diluite in un bicchiere d'acqua, da una a tre volte al giorno. Il massimo giornaliero è 120 gocce e non va superato. Se è la prima volta parti da una sola assunzione e valuta come ti trovi.
Prima, 15-20 minuti circa. L'assenzio è un amaro e il sapore amaro serve ad avvisare l'apparato digerente che sta arrivando il cibo. Prenderlo a pasto finito è l'errore più comune: non sfrutti la parte che lavora davvero.
Sì, questa è una delle poche eccezioni della gamma. La maggior parte delle tinture madri Naturalma è analcolica, l'assenzio no. Per questo motivo, e per la natura della pianta, il prodotto è riservato agli adulti.
La tradizione lo usa a cicli: tre o quattro settimane, poi una decina di giorni di pausa. Non è una pianta da assumere tutto l'anno senza interruzioni. Se il disturbo continua, parlane con il tuo medico.
Solo la durata, la formula è identica. Con una dose da 2 ml al giorno il 60 ml copre circa un mese, il 120 ml circa due. I formati grandi convengono se lo usate in due o se lo tieni sempre in casa. Alla prima prova scegli il piccolo.
Sul senso di pesantezza dopo i pasti molte persone notano una differenza già nei primi giorni, perché l'effetto è legato al momento in cui lo prendi. Sull'appetito serve più costanza: dai tempo a un ciclo intero prima di giudicare.
In genere l'assenzio si accompagna bene ad altre piante del benessere digestivo, ma non sommare più amari nello stesso momento della giornata: uno prima del pasto basta. Se stai già prendendo qualcosa o segui una terapia, sentine prima il medico.
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